luglio: 2016
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PRESENTAZIONE

 

20 edizioni in 24 anni! Nel 1992 non avevamo il cellulare e nemmeno il computer. Solo macchina da scrivere e segreterie telefoniche ai fissi. Internet inimmaginabile. C’erano i dischi e le ricerche si facevano in

biblioteca. Iniziava appena la world music e nei paesi c’erano solo le sagre. Conferenze? Solo all’università. In Yugoslavia c’era la guerra (parola che suona antica, eppure…) e viaggiando in Europa cambiavi moneta sette, otto volte. Quindi? Quindi niente! Il mondo è inevitabilmente cambiato, noi siamo cresciuti e il festival in questo tempo è stato lì, a portare il suo piccolo contributo di esperienze, riflessioni, scoperte e piaceri. E anche in questo 2016 intendiamo con semplicità proporre ancora stimoli a chi ci segue da decenni e a chi si accorge solo ora che c’è un piccolo festival che resiste da anni. Il festival culturale più longevo delle Marche? Mi sa!

Dopo 8 anni di fantastiche scorribande insieme, 8 edizioni di soddisfazioni e fatiche, risate e sudate, Andrea Belacchi lascia il triumvirato della direzione artistica per animare una nuova associazione culturale, Rembò, con cui certo capiterà in futuro di collaborare. Buona fortuna, Andrea.

Veniamo ora ai contenuti.

I luoghi. Scopri scopri scopri, abbiamo esplorato un po’ tutto il territorio, ma ville e castelli inediti riusciamo a trovarne ancora. Il Castello di Naro è una rocca che sembra disegnata da uno scenografo, un geologo, un paesaggista e un architetto in stato di grazia: per come lo guardi, sempre bellissimo. I mezzadri non ci sono più e le case coloniche diventano country house con piscina? Giusto, benissimo, se diventano calorosamente accoglienti come Borgo la Rovere. Il castello di Novilara ha gli spalti con un tale orizzonte sull’Adriatico che ti viene sempre voglia di aspettarci l’alba. Della Pieve S.Paolo si sospettava l’esistenza ma ora che l’abbiamo vista ne siamo proprio certi: sì, esiste un posto così, dentro l’anima della Massa Trabaria. A Torricella non tornavamo dal 1996. E’ sempre un piacere infilarsi tra questi borghi arroccati, case-torri, ginestre, vitalbe e maravalli. Montemaggiore ha un borgo murato ed una pineta ideali per giocare a nascondino tra vicoli e alberate. Qui c’è la cornice perfetta per un tramonto da pittori. Peglio è la vedetta sul Montefeltro e dalla sua torre guardi tutto l’Appennino dritto negli occhi. Mondavio, Mondolfo, Saltara e S.Andrea di Suasa gli altri castelli. Spicello, Montebello e Monte Martello i luoghi dello spirito e della natura. L’Alba è il luogo dei luoghi, il momento dei momenti, il concerto dei concerti, la nostra invenzione, e per una volta l’abbiamo messa in copertina.

Le conferenze. “Che tema c’è quest’anno a Ville e Castella?” Nessuno, o tutti. Per questo ventennale ci sentiamo svincolati da tematiche generali e ci muoviamo con libertà nelle nostre curiosità. Essere curiosi significa uscire dalle proprie certezze, così diamo ospitalità a 3 noti giornalisti e scrittori un po’ lontani dalle sensibilità tipiche del festival e per questo di maggior interesse per noi: Massimo Fini, Marcello Veneziani e Giampiero Mughini. Sergio Staino ci farà ridere riflettendo e riflettere ridendo. Padre Alex Zanotelli ci farà riflettere raccontando la sua verità di uomo di esperienze autentiche e dirette. Renato Palma da anni lavora su una ridefinizione delle relazioni umane, per una equità emozionale e sociale. La situazione mediorientale è così complessa che ha bisogno di tante voci. Ecco la vera storia strana di una guerrigliera rara raccontata da Marco Rovelli. Altra storia, altrettanto strana e poco nota: i cannibali in occidente. Quelli medievali, riscoperti da Angelica Montanari, quelli moderni, metaforici e simbolici, analizzati da Gianluca Chiocci. Norbert Lantschner è quel tipo di ecologista pragmatico, esecutivo, che non vagheggia un mondo ideale ma fa di tutto per migliorare questo, l’unico che abbiamo. Ci sono uomini che per semplificarsi la vita se la complicano, e si votano all’avventura. Perché? Cosa c’è oltre il limite? Ne parliamo con Hervé Barmasse, alpinista da record, Angelo Vergani, canoista esploratore, e Gianluca Chiocci, psico-sociologo. Donato Zoppo va a scavare nella miniera più ricca del rock: l’estetica prog. I Genesis hanno dignità di storia. Paolo Ercolani, attento osservatore della contemporaneità, va a scavare in un terreno sdrucciolo: i pregiudizi maschilisti. Mauro Covacich, da gran narratore qual è, raccoglie storie vere di spose vere, indagandone le complessità esistenziali oltre i pregiudizi. Claudio Trupiano, un assertore della osteggiata medicina del dott.Hammer, si confronta con Luca Imperatori, un oncologo in forze alla medicina tradizionale, mediati da Gianluca Chiocci, da decenni formatore di operatori sanitari.

Circa le arti, per tutto il festival ospiteremo in forma itinerante una mostra delle poetiche calcografie di una giovane artista, Valentina Fossi, ispirate ai Comuni della provincia di Pesaro e Urbino. Ma non aspettatevi dei semplici paesaggi…altrimenti non ci avrebbero interessato! Il cinema è presente con due docu-film pluripremiati. Le pellicole vertiginose di Hervé Barmasse, che ti portano a camminare in soggettiva sui cornicioni alpini, e Unlearning, che ti porta a condividere un’esperienza famigliare che ha cambiato profondamente i protagonisti, e anche molti spettatori. Il teatro ottiene due spazi per due monologhi

di diversa natura. Leggero ma impegnato, costruttivo ma divertente quello di Stefano Lucarelli, che ti fa dire: “Ma siamo tutti matti?” Folle e immaginario, scenico e complesso quello di Davide Filippi, che ti fa dire: “Ma chi sono i matti, noi o loro?”. Comunque sia, il teatro in campagna, stesi sull’erba, resta sempre un gran piacere.

Per i concerti, la prima cosa che colpisce è la presenza di grandi solisti, in generi musicali diversissimi. Robert Bisha è un polistrumentista mostruoso per bravura e originalità, balcanico e mediterraneo. Paolo

Angeli ha rivoluzionato il concetto di chitarra, trasformandola in macchina musicale pazzesca. Lorenzo Nada, alias Godblesscomputers, è un dj di quelli creativi, che campiona, monta, sovrappone, insomma, suona la musica. Massimo Bucci è un pianista classico, di quelli in smoking, ma reinterpreta e arrangia il prog-rock come non potete immaginare. Poi ci sono le band da palco, quelle con la potente sezione ritmica, che vanno bene da ascolto ma vanno ancor meglio per saltare. Con Bundamove, Tresca e Ema Yazurlo, sfido chiunque a restare seduti. Con Glincolti sfido chiunque a stargli dietro. LaMiaBand è in prima mondiale quindi è tutta una sfida. Con Marco Belcastro e il suo Cantico dei Cantici ci spostiamo verso l’etnico raffinato, melodico, contaminato che ha sempre trovato casa a Ville e Castella, il nostro marchio d.o.c.g. Infine vengono i trii. Samvad sta con tutti e sei i piedi dentro l’India, ma i sax occidentali gli danno quella nota di meticciato che ci sta proprio bene. Radical Improvisation Ensemble sta con tutte e sei le orecchie tese ad ascoltare la natura per dialogarci con le macchine, l’elettronica e la sperimentazione. Visionario. L’alba Dorata se la aggiudica il flauto dalle grandi vette di Fabio Mina, le percussioni plananti di Marco Zanotti, il basso immenso di Daniele Camarda. Pelle d’oca garantita, e non per il freddo!

Buona estate, calda.

Nino Finauri